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a cura di Massimo Talone
'Un uomo' è il titolo di un avvincente romanzo di Oriana Fallaci, nota scrittrice italiana da poco scomparsa levata alle cronache più per il dibattito politico-sociale da essa innescato che per le sue indubbie doti di scrittrice.
Ho letto una prima edizione di 'Un uomo' presa in prestito dalla ricca biblioteca di mio padre lì custodita gelosamente perché dono di una cara amica di famiglia.
In breve, il racconto è l'autobiografia di un periodo della vita della scrittrice e della sua relazione con un idealista ellenico che negli anni Settanta ha avuto il coraggio di sfidare tutti e tutto per migliorare le condizioni di vita della sua gente.
Ero poco più che sedicenne quando con avidità, per la prima volta, ho divorato quelle pagine non certo per scoprire come si è consumata la vita di questo uomo (facilmente rintracciabile in un buon libro di storia contemporanea), ma perché sono stato rapito dal fascino di una persona che ha avuto il coraggio di perseguire un obiettivo fino in fondo tanto da essere considerato da molti un eroe moderno.
Immediatamente ho capito che quello che la sapiente penna della Fallaci ha tracciato e quello che la patina del tempo trasforma in epico era solo la pelle di una vicenda fatta di sacrificio, rinuncia e dedizione, ma anche di gioia ed incondizionata fiducia nel prossimo.
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L'attimo in cui l'aereo di linea francese di ritorno dall'Oceano Indiano ha toccato il suolo europeo con me sopra ed il mio inseparabile zaino stipato nella cappelliera all'improvviso ho capito che da quel momento in avanti la mia vita non sarebbe più stata la stessa che ho vissuto prima del lungo periodo all'equatore.
All'istante tutto mi è sembrato marginale o, meglio, meno attraente, e quello che prima consideravo un punto d'arrivo è apparso nella sua vera luce: un punto di partenza.
La sola idea di fare una cosa per volta che coinvolge solo una parte delle competenze professionali (e perché no? della sensibilità umana!) è sicuramente da scongiurare. Certo! scongiurare… e poi? a lungo ho cercato un ambiente dove poter applicare le competenze specialistiche maturate nel corso degli anni e 'qualcosa' che potesse destare il mio interesse come un giocattolo nuovo incuriosisce il bambino.
Un'ideale lontano? un anacronistico volo con ali di cera quando ormai tutti volano seduti sulla poltrona inforcando occhiali 3D di fronte ad un maxi-schermo?
Infatti, le mie ali di cera si sono presto sciolte e sono così precipitato in via Costantino Perazzi a Novara, la vecchia Sede di Atena.
Ho seguito il percorso di studio per intraprendere la professione di perito frequentando uno dei corsi ad-hoc che la Società organizza periodicamente per preparare i nuovi specialisti.
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In uno dei rari fine settimana trascorsi a casa di mio papà ho recentemente ripreso da uno scaffale della biblioteca 'Un uomo' e, sfogliando le pagine ancora ben conservate, ho pensato a quanto è simile, seppur in scala molto più che ridotta, il lavoro del perito dagli ideali che hanno guidato il protagonista del romanzo nelle sue azioni.
C'è chi pensa che questa professione sia più che semplice, quasi un ruolo secondario di natura formale, poco impegnativo, ma chi pensa questo sbaglia. Questo lavoro è fatto di enorme sacrificio quotidiano che si traduce in sonno arretrato, organizzazione quasi maniacale delle giornate sia in relazione a gli impegni professionali sia in merito alla vita privata; l'esistenza è costellata dalla cura dei rapporti con i ‘clienti’ (compagnie, agenzie e assicurati) e gestione delle problematiche interne che sovente sfociano in dialoghi coincisi, ma assolutamente esplicativi (dopo una riflessione di qualche giorno!) con Renato Allolio o in interminabili discussioni con Marco Ruggi sigillate con un aperitivo nella cucina della Sede di Novara quando la città intera è spenta.
I problemi non mancano, le incertezze nemmeno e la voglia di mollare tutto è sempre e costantemente dietro l'angolo, ma le gratificazioni (al contrario di quanto molti pensano quasi mai economiche) fatte di passi in avanti, piccoli traguardi, conferme sul lavoro svolto o un semplice cenno di assenso per il momento bastano.
Credo che la stessa sensazione l'abbia provata Vincenzo Cardarelli quando ha scritto: 'Il non potere e non volere insieme/fanno un tale groviglio entro il mio petto/come radici d'una vecchia pianta/che non crolla per impeto di vento/e solo il fulmine potrà schiantare' ('Carattere', Vincenzo Cardarelli). Ultimo aggiornamento 17 Giugno 2010




