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La Frode Assicurativa (PARTE I)

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17
Giu
2010
a cura di Antonio Dulio

La frode assicurativa è come un iceberg: la parte emersa è minima perché la porzione più consistente è sommersa.

La frode nei confronti delle Compagnie di assicurazione e del Fisco non è normalmente percepita come un reato, ma come un atto di furbizia o di astuzia.

 

Il rapporto fra Assicurato e Assicurazione è un insolito caso in cui si paga prima della prestazione e se questa non dovesse avvenire, l’Assicurato si sentirà in credito. Infatti, quando ha versato il denaro del premio non ha ricevuto nulla, solo promesse.

 *   *   *

In un momento di crisi economica la Compagnia Assicurativa assume quasi un ruolo di ammortizzatore sociale: se dovesse succedere un fatto negativo, si cerca di recuperare quanto perduto mediante la polizza e se la polizza non dovesse coprire l’evento si modifica quest’ultimo adattandolo al contratto (scegliendo, ad esempio, una delle garanzie presenti nel contratto).

In caso di reati come, ad esempio, l’omicidio, prima si scopre il cadavere, poi (forse) l’assassino. Nel caso della frode assicurativa, invece, prima bisogna scoprire il presunto frodatore, per poi (forse) dimostrare che ha commesso la frode.

 *   *   *

La frode assicurativa può essere suddivisa in quattro tipologie:

 1° caso – Configurazione contrattuale fraudolenta, ovvero l’intero affare si sviluppa su presupposti fasulli.

Il frodatore omette dei rischi, dichiara un valore troppo elevato dell’oggetto assicurato, oppure si tutela per un danno già avvenuto. Prima è nato l’evento, poi il contratto, invece del contrario;

 2° caso – Simulare un evento assicurato.

Il sinistro avviene successivamente alla firma del contratto, ma la modalità non è inclusa nella copertura assicurativa, ossia l’evento non rientra in garanzia. Per ottenere lo stesso l’indennizzo, si cambia modalità;

3° caso – Lo sfruttamento in malafede del sinistro è probabilmente il più diffuso.

L’evento assicurato si realizza effettivamente, ma l’entità del danno dichiarato è troppo alta o è stata volutamente esagerata in un momento successivo: ‘l’occasione rende l’uomo ladro’;

 4° caso – La premeditazione.

Provocare dolosamente un sinistro per simulare la realizzazione di un rischio assicurato mediante un’accurata preparazione (falsificazione di documenti o altro).

 La frode relativa alla polizza riguarda la rete agenziale ed in particolare l’ambito della sottoscrizione del contratto.

La simulazione, lo sfruttamento e la provocazione intenzionale di un sinistro, colpiscono invece il settore della liquidazione. La frode assicurativa, quale reato contro il patrimonio, viene posta in atto dai frodatori che si possono distinguere in due gruppi:

1° gruppo – Gli assicurati che assumono un comportamento fraudolento in modo del tutto fortuito a seguito di un’occasione favorevole.

Costoro non avevano intenzioni fraudolente quando hanno sottoscritto la polizza e non dispongono di una inclinazione al crimine, semplicemente possiamo definirli dei delinquenti occasionali (che possono ripetere il reato).

Il frodatore occasionale è una persona con tenore di vita normale, con un reddito anche superiore alla media e non ha precedenti penali.

E’ di solito una persona che rispetta la legge, puntuale nel pagare i premi delle polizze, ama l’ordine, ma è il caso a fare di questo tipo un frodatore;

2° gruppo – I delinquenti abituali con elevata propensione al crimine, che non subiscono la seduzione occasionale di una situazione favorevole alla frode, bensì ne creano coscientemente le premesse.

Costoro nutrono propositi fraudolenti già fin dai primi contatti con l’Agenzia, stipulano un contratto assicurativo con il preciso scopo di raggirare la Compagnia Assicurativa.

L’estrazione sociale dei frodatori varia a seconda dei rami assicurativi; il fenomeno fraudolento è però generalmente diffuso in tutte le fasce sociali della popolazione.

L’unico punto in comune che caratterizza gli autori di frodi, sia occasionali che abituali, è il possesso di una certa capacità intellettuale. Il successo del raggiro presuppone la capacità di ideare un sinistro plausibile e con dinamica coerente.

Il frodatore abituale invece di usare la violenza ricorre all’astuzia ed escogita un raffinato copione di sequenze logiche.

Il benessere materiale incentiva il fabbisogno assicurativo e crea anche le premesse per azioni fraudolente. Le polizze contengono sempre più garanzie e sempre più ampie e di conseguenza sono sempre più attaccabili sotto il profilo della frode.

L’uomo aspira al possesso materiale e che ciò avvenga per avidità o per altri motivi è del tutto irrilevante. Le sanzioni previste per il reato di frode costituiscono di per sé un rischio a cui fa da contrappeso l’opportunità di conseguire un profitto. Se sia il caso o meno di correre il rischio, dipende dall’entità del guadagno rispetto alla possibile perdita e quindi dalla probabilità di perdere o vincere. Nel caso della frode assicurativa la prospettiva di un veloce arricchimento è maggiore della probabilità di essere scoperti. Se la probabilità di essere scoperti e puniti fosse maggiore, questo reato non sarebbe più così allettante. La frode assicurativa, pur essendo un reato, non è considerata come qualcosa di ‘brutto’ e ‘malvagio’, tant’è vero che il frodatore può addirittura vantarsene con gli amici mietendo consensi ed ammirazione per la sua astuzia. Costoro ritengono la frode moralmente accettabile, basta non farsi ‘pescare’.

 Un esempio esplicativo.

L’imprenditore che si trova in brutte acque teme più il fallimento che il rischio di essere scoperto mentre appicca il fuoco al proprio stabilimento.

Quando una grave situazione economica induce alla frode, ciò non dipende solo dall’entità del debito, bensì anche dalla valutazione soggettiva della propria situazione. L’autore si sente messo alle strette, crede di essere in un vicolo cieco senz’altra via d’uscita.

 Perché frodare l’assicurazione?

Nella società dei paesi industrializzati è naturale che le assicurazioni coprano i danni e tutelino le perdite, per cui dai più la ripartizione del rischio viene ridotto all’equazione: danno = assicurazione, come incendio = Vigili del Fuoco e quindi, in caso di danno, è naturale rivolgersi alla Compagnia Assicurativa.

Agli inizi l’assicurazione era limitata ai rischi essenziali come la perdita della casa o della stalla a causa dell’incendio. Le piccole disgrazie erano sostenute dagli stessi danneggiati che ricorrevano ai risparmi accantonati nel tempo. Con lo sviluppo progressivo di forme di garanzia collettive dell’esistenza, è aumentato anche il numero dei compiti di previdenza demandati dai cittadini alle istituzioni; ad esempio, la previdenza per la vecchiaia non è più affidata al nucleo familiare, ma è risolta con modelli pensionistici gestiti dalle assicurazioni.

In sostanza si risparmia sempre meno per affrontare situazioni difficili, così anche un danno banale si trasforma in una minaccia alle basi di sussistenza. Il cittadino medio non è disposto a subire riduzioni sul fronte del proprio benessere e non è in grado di sopportare i contraccolpi delle avversità. Una volta scoperto che il danno subìto non è coperto dall’assicurazione, o lo è solo in parte, l’assicurato è deluso. Ecco che dichiara un danno maggiore di quello effettivo, oppure si vendica nei confronti dell’assicurazione simulando un sinistro Ultimo aggiornamento 17 Giugno 2010
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